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La gravidanza oltre il termine
Può succedere che la gravidanza risulti decisamente più lunga del previsto. La gravidanza protratta oltre la 42° settimana di amenorrea o 294 giorni dalla data delle ultime mestruazioni si osserva dal 2% al 7% dei casi, a seconda che il termine sia corretto o meno dalla durata del ciclo mestruale. E' stato accertato che oltre tale data esistono dei rischi reali per il feto, che può andare incontro a grave sofferenza per il progressivo invecchiamento della placenta, che da un certo punto in poi non è più in grado di garantirgli l'indispensabile quantità di ossigeno e di sostanze nutritive.
E' importante che il ginecologo controlli, a partire dal termine che era stato previsto, alcuni elementi indicatori delle condizioni del feto:
i movimenti fetali, che devono mantenersi frequenti e vivaci (almeno un movimento fetale ogni 20 minuti)
il battito cardiaco fetale (tramite monitoraggio cardiotocografico)
la quantità di liquido amniotico (tramite ecografia).
In base alla valutazione di questi esami, il ginecologo deciderà se proseguire semplicemente il controllo senza intervenire (in genere ciò avviene almeno fino alla 42° settimana di gravidanza) o se indurre artificialmente il parto (le modalità del parto dipenderanno dalla gravità dell'interessamento fetale e dalle condizioni ostetriche).
Arrivati alla 42° settimana di gravidanza compiuta, se non compaiono spontaneamente le contrazioni il ginecologo potrà ritenere necessario indurre il travaglio anche in assenza di segni di sofferenza fetale. Nella maggior parte dei casi ciò si ottiene inserendo nella vagina un gel che contiene prostaglandine, sostanze che hanno molte funzioni tra le quali quelle di preparare il collo dell'utero all'inizio del travaglio e di provocare le prime contrazioni.
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