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Gli esami del sangue e delle urine in gravidanza

Gli esami di laboratorio sul sangue e sulle urine sono indispensabili per tenere sotto controllo la salute lungo tutto il corso della gravidanza. Questi esami sono contemplati in un decreto legge e vanno effettuati seguendo un calendario predefinito.
Emocromo: analizza le caratteristiche e i valori delle varie componenti del sangue. Il volume dei globuli rossi identifica l'anemia mediterranea. La quota di emoglobina serve a smascherare un eventuale stato di anemia (i tipi di anemia possono essere diversi, così come possono essere diverse le cause che la provocano). In gravidanza la quantità di sangue in circolazione aumenta notevolmente e questo provoca un diverso equilibrio tra le parti che lo compongono, con conseguente diluizione del sangue.
Gruppo sanguigno e identificazione del fattore Rh: se non si conosce già il proprio gruppo sanguigno, questo sarà richiesto all'inizio della gravidanza. Se il fattore Rh è negativo, va controllato quello paterno. Se questo è positivo, la madre deve eseguire ogni mese un esame del sangue, il test di Coombs indiretto, che valuta se la futura mamma ha maturato anticorpi nei confronti dell'Rh del feto.
Rubeo-test: serve per controllare se si è immunizzate contro la rosolia. Questo esame va fatto immediatamente dopo la diagnosi di gravidanza se non è stato eseguito tra i controlli preconcezionali. Se il risultato è negativo il test va ripetuto almeno tre volte nell'arco della gravidanza.
Toxo-test: serve per controllare se si è immunizzate contro la toxoplasmosi. Se il risultato è positivo vuol dire che si è immunizzate e non bisogna rifarlo. Se è negativo, è necessario ripeterlo ogni mese.
Reazione di Wasserman o V.D.R.L.: sono esami che servono a individuare l'eventuale contagio da sifilide. La sifilide è una malattia a trasmissione sessuale più diffusa di quanto si pensi. I sintomi iniziali sono trascurabili, quindi è possibile averla senza saperlo. Se diagnosticata, la terapia antibiotica può, nel 90% dei casi, portare alla guarigione prima del quarto mese, prima cioè che si possano avere conseguenze sul feto (entro il quarto mese di gravidanza, la placenta rappresenta una barriera sufficiente).Se invece non viene curata può portare gravi conseguenze, a seconda dell'epoca di gravidanza in cui avviene il contagio (aborto spontaneo, parto prematuro, morte endouterina fetale, nascita di un bambino affetto da sifilide, a volte con gravi lesioni). In caso di sifilide, è indispensabile curare anche il partner sessuale per evitare il rischio di una reinfezione successiva.
HBsAg e anticorpi anti-HCV: questi test servono per valutare se si è affetti da epatite B e/o C. Essere portatrici sane significa che, pur non avendo l'epatite, si ha però il virus nel sangue e quindi esiste, fra l'altro, la possibilità di trasmetterlo al bambino durante il parto o nel corso dell'allattamento. Per legge i neonati sono vaccinati contro l'epatite B a tre mesi, ma se la mamma risulta positiva al test il vaccino viene anticipato. Questi test si ripetono tra la 33° e la 37° settimana di gravidanza.
Test per la siropositività all'Aids: consiste nella ricerca nel sangue materno degli anticorpi contro l'HIV. L'Aids è una gravissima malattia di origine virale che porta alla progressiva distruzione delle difese naturali dell'organismo, rendendolo vulnerabile a tutte le infezioni. L'infezione può essere trasmessa per via sessuale o per contatto diretto con sangue infetto. L'unica altra forma possibile di contagio avviene tra madre e figlio durante la gravidanza e al momento del parto. Il contagio può avvenire anche se la madre è sieropositiva (cioè non è malata ma ha il virus nel sangue). Il test va ripetuto tra la 33° e la 37° settimana di gravidanza.
Sideremia e percetuale di trasferrina insatura: permettono di individuare un'eventuale carenza di ferro (nell'organismo il ferro contenuto nei globuli rossi, ha la funzione di trasportare l'ossigeno). Tra i vari tipi di anemia, quella da carenza di ferro è una delle più frequenti in gravidanza. E' necessario quindi fare questi esami fin dall'inizio della gravidanza e ripeterli successivamente se i primi risultati non sono del tutto soddisfacenti. Vanno comunque ripetuti all'ottavo mese di gravidanza, quando per l'aumentato fabbisogno, può essere necessario assumere ferro per bocca.
Azotemia e creatininemia: sono gli esami che permettono di controllare il funzionamento dei reni. L'azoto e la creatinina sono prodotti di rifiuto dell'organismo che vengono filtrati ed eliminati dai reni. Durante la gravidanza, i reni devono adattarsi a depurare una quantità di sangue maggiore del solito; dalla loro capacità di adattarsi dipendono gli equilibri tra l'acqua e i sali minerali che vengono trattenuti nel sangue e quelli che vengono eliminati con l'urina.
Bilirubina e transaminasi: servono a valutare il funzionamento del fegato. Il fegato non è uno degli organi più sollecitati in gravidanza, ma può dare qualche disturbo come, ad esempio, l'ittero da stasi caratterizzato da un'improvvisa colorazione gialla della pelle dovuta a una certa pigrizia del fegato a smaltire la bile.
Glicemia: valuta la quantità di zuccheri presenti nel sangue. Il glucosio è uno zucchero e rappresenta il carburante del nostro organismo e in parte circola liberamente nel sangue come fonte immediata di energia, mentre il rimanente viene accumulato nel fegato come riserva. Capita che questo meccanismo di regolazione non funzioni correttamente e il glucosio nel sangue aumenta più del dovuto con la conseguenza che l'organismo ne rimane intossicato. Questo test permette di diagnosticare l'alterazione prima che questa si trasformi in una vera e propria malattia (diabete gestazionale).
Minicurva da carico: è un test che permette di identificare con certezza la presenza o meno di un diabete gestazionale, ovvero di un'alterata utilizzazione degli zuccheri da parte dell'organismo materno. Va effettuata tra la 24° e la 28° settimana di gravidanza e consiste in due prelievi di sangue prima e dopo il consumo di 50 grammi di glucosio.
Quadro sieroproteico: serve a valutare la quantità di proteine presenti nel sangue, la cui alterazione permette di mettere in evidenza eventuali malattie epatiche della madre o eccessive perdite di perdite con le urine che possono essere un sintomo di gestosi.
Esame completo delle urine: con questo esame si possono ottenere numerose informazioni sia sulle malattie dell'apparato urinario che sullo stato dell'organismo in generale. Va effettuato entro la 13° settimana di gestazione e ripetuto con cadenza mensile. In modo particolare vengono valutate le concentrazioni di albumina, glucosio e leucociti. La presenza di albumina in tracce minime può dipendere da una momentanea modificazione della funzionalità renale. Se però è presente in quantità maggiori, questo dato può essere il campanello d'allarme della gestosi. La presenza di glucosio nella urine deve essere tenuta sotto controllo per escludere il diabete. I leucociti, infine, dovrebbero essere presenti in minima quantità; in caso contrario sono segno di infezione dell'apparato urinario.
Tampone vagino-rettale: consiste nel prelievo di un piccolo campione del secreto vaginale e dell'ultimo tratto dell'intestino da effettuare alla vigilia del parto e ha lo scopo di identificare l'eventuale presenza dello streptococco del gruppo B, un germe che può infettare in modo pericoloso il feto al momento del parto. Se il test è positivo, si ricorre a un antibiotico durante il travaglio per azzerare i rischi.